Salvatore larocca

Appunti su Candidoni e oltre…

La battaglia che il sud non combatte.

Pubblicato da salvatorelarocca su 18 settembre 2010

Il Ministro Brunetta

Dice il ministro Brunetta che “”Se non avessimo la Calabria e la conurbazione Napoli-Caserta, l’Italia sarebbe il primo Paese d’Europa”, moltissimi calabresi si sono indignati. Forse hanno ragione ad indignarsi, sentendosi offesi (nell’orgoglio?). E’ chiaro, però, che quanti si sono indignati o hanno pensato di farlo, lo hanno fatto d’impeto, senza guardare, di fatto, alla realtà. Nessuno guarda al fatto che Il federalismo, così come viene prospettato in questi giorni peggiorerà  il divario tra regioni ricche e povere e che  la “forbice non si chiude”  tra nord e sud e la Calabria resta sotto al   50% della ricchezza della Lombardia, forse all’ultimo posto delle regioni italiane.  Molti personaggi pubblici, politici e non,  della nostra regione, lascio volutamente gli altri, nell’indignarsi non considerano il fatto che probabilmente quello che ha detto Brunetta è un pensiero comune da Orte in su, ma non solo tra i politici, ma tra tutti quelli che in qualche modo hanno a che fare con la politica e l’economia, oltre naturalmente tra la gente comune oppiata dalla televisione. Il problema non sono certo le parole di Brunetta, che probabilmente doveva dire che “senza il peso morto da trascinare l’Italia..ecc.” il problema è che lo spoglia il concetto dal suo origine storico e ne fa una colpa al sud del paese. Forse la questione dovrebbe essere letta in questa ottica per cercare la chiave di tutto.    “Siamo abituati a risolvere i nostri mali sopprimendo chi li denuncia, riportava Cesare Lombroso nel suo genio e follia del 1864, dove parlando della Calabria per il suo brigantaggio concludeva: “Invece di spendere enormi somme nelle pur tristi, se non inutili, conquiste, era meglio profondere il nostro oro e le fatiche dei funzionari a rendere più civili, più ricche d’industrie e di vie quelle regioni, per aver vantaggio dopo aver eliminato il primo, il secondo, terzo avvento di eroi del male che non possono mancare finchè il terreno vi sia propizio”  Sfuggiva, evidentemente, anche a Lombroso, il vero senso della spedizione garibaldina foraggiata dalla  massoneria inglese. Si cercava proprio la conquista dell’allora regno delle due Sicilie, annettendolo con la forza al resto d’Italia il grande sud, non certamente alla sua “civilizzazione”. Sin da allora si è voluto, con la complicità di tanti prezzolati locali, creare una zona di depressione permanente che fosse in tutto e per tutto assoggettata al potere costituito del nord. Tutto, o almeno quanto avesse un valore, è stato portato via, chi resisteva o ci provava fu tacciato di brigantaggio, con conseguente passata alle armi, lì emigrazione in due anni passo, in tutta la Calabria, da 500 persone a 17.000. Iniziò di fatto, in quel tempo, la questione Meridionale. Quella che oggi viene ricordata dal ministro Brunetta non è altro che il naturale proseguimento, contante, che si protrae ininterrotto da 150 anni. Oggi diventa sicuramente più drammatica la faccenda, perché quella depressione la chiedono da più parti. Dall’industria, all’economia, alla politica, particolarmente quella del nord che, per ovvi motivi, dovrà pur avere un acquirente prossimo dei suoi prodotti,  Continuerà ad essere imbroglione, il sud, inoperoso, mafioso, per cultura endemica e non per necessità e tutto questo verrà detto al mondo intero incessantemente, affinchè se ne convinca e ne lodi,  giustificando i “tentativi” di civilizzazione. Continuerà ad indignarsi il Sud alle parole di un ministro della repubblica, forse avventate, ma che rimuove le piaghe di una ferita che sa di sconfitta? Continuerà a restare con una classe politica senza potere decisionale,  penderà ancora dalle labbra dei messaggeri settentrionali, convoglierà ancora fiumi di voti, permetterà ancora di farsi impoverire fino alla schiavitù o finalmente deciderà di muovere le proprie forze, l’amor proprio, le sue risorse umane e naturali ed essere fiero di essere sud? Forse, in questi ultimi 150 anni di storia, è la battaglia più ardua che il sud sta combattendo in questi giorni e sulla quale dovrebbe concentrarsi appassionatamente, senza indignarsi per un ministro che le spara nel mucchio, ma forse  ancora nessuno se ne accorge.

 

Una Risposta to “La battaglia che il sud non combatte.”

  1. Vincenzo Primavera detto

    Analisi condivisa. Il pensiero spero illumini le menti di quei calabresi chiusi nel proprio guscio e che non riescono a guardare oltre il proprio naso. Il campanilismo ottiene risultati solo se si uniscono tutte le campane. Ogni singola voce non può essere ascoltata da molti, ma tante voci messe insieme per lo stesso obiettivo ottengono risultati insperati. Ma come e cosa si può fare per uscire dal terpore che regna da sempre nel carattere calabrese ? – Visti i risultati elettorali che la massa abbagliata dagli spot televisivi esprime continuamente, le speranze per un cambiamento sono solo vane illusioni. Come fanno i calabresi a non accorgesene che Berlusconi e Bossi (solo per citarne i leader) glielo mettono sempre al culo ? – Affinché le persone pensano, ragionano, parlano e si comportano con la testa di Berlusconi, non ci sarà orgoglio e successo, affinché la gente avrà bisogno di un capo mafioso, ladro, bugiardo, inaffidabile, nazista e quant’altro, non ci sarà nessuna speranza ne per la Calabria e l’Italia tutta. Viva la LIBERTA’. Vincenzo Primavera .

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