I giovani e i loro progetti
Pubblicato da salvatorelarocca su 4 giugno 2011
Capita sempre più spesso che all’avvio di iniziative nuove e, forse, innovative, comunque diverse dal solito, molti si sentono coinvolti e si avvicinano a sostegno con adeguato slancio, particolarmente se i destinatari dell’ impegno profuso sono ragazzi, giovani, alcuni bambini, spesso i propri figli. E’ fisiologico, però, che, allo scemare della novità resta l’impegno a sostenere ciò che all’inizio era bello e tanti ritornano a guardare la cosa ancora con entusiasmo ed interesse, ma dall’esterno, forse per indisponibilità di tempo, forse per incomprensioni o forse semplicemente per noia. Si consolida il tutto, alla fine, sui soliti noti: tre o quattro che forse per disponibilità di tempo, per incomprensibile passione o per vincere la noia, si dedicano a sostegno dei ragazzi . Inizia così il circolo dei se, dei ma, dei però. E’ indubbio che il successo dei propri giovani è proporzionato all’impegno degli adulti che gli stanno vicino, a prescindere della capacità e competenza degli stessi nella disciplina dai ragazzi praticata. L’obiettivo tende a consentire al ragazzo di praticarla al meglio la sua disciplina, non certamente ad acquisire meriti. Dedicarsi a dei ragazzi, sostenendone i loro progetti, occupando più o meno tempo, disinteressatamente, anche se per molti sembrerebbe fine a se stesso, di fatto si riflette sulla società che si vive, determinandone implicitamente una crescita che solo chi è mentalmente libero riesce a vedere in modo esplicito. Sostenere dei ragazzi rende partecipe alla costruzione di quell’arcobaleno, più volte citato, di congiunzione tra il passato ed il futuro, tra il vecchio ed il nuovo e si viene proiettati, insieme a loro, seppur mentalmente, a ciò che sarà. E’ in loro l’intensità dei colori che via via in noi si sono naturalmente ingrigiti. Se il dirigente scolastico di turno concede risorse affinchè i ragazzi percorrono il loro progetto, non sta facendo loro un favore, sta facendo scuola. Se il Parroco concede la sua chiesa; non come luogo, ma come spazio; non sta facendo un favore ai ragazzi, sta facendo Chiesa. Se il Sindaco dona loro ogni supporto tecnico, per il successo della loro opera, non sta facendo un favore ai ragazzi, sta facendo pubblica amministrazione. Fare scuola, chiesa, amministrazione non si risolve nel fare favori, ma fare società. Contratto sociale. Purtroppo si penserà che alcuni, nel sostenere le proprie idee, si arroccano su delle posizioni idealistiche e concettuali che sembrano non considerare le necessità degli altri, spesso incalzanti, pressanti forse sacrosante domande a cui dare risposte, senza capire, però, che si tratta di altri spazi mentali. Sta nel coraggio di ognuno decidere se scostarsi dallo stereotipo della funzione ricoperta o rivoluzionarne l’aspetto. Nessuno condannerà chi farà scuola con i compitini per casa, o chi sgranerà rosari a salvezza della propria anima o chi semplicemente si realizzerà abbellendo una piazza. E’ legittimo e come tale rispettabile, ma non necessariamente condivisibile. C’è chi trova interesse solo nelle cose nuove, pur non considerando le vecchie meno importanti, solo non interessanti per se. C’è chi preferisce ascoltare ragazzi schiamazzare inconvulsamente ed immaginarne il divenire, ad una geriatrica partita di bocce seppur necessaria e salutare che volge al termine.
